Letture1 min lettura

La ferita del terapeuta

Come la vergogna entra nella stanza d'analisi

Immagine di copertina: La ferita del terapeuta
Copertina del libro: La vergogna del terapeuta
La vergogna del terapeuta
Da nucleo di sofferenza a fattore di cura
Gianpaolo Salvatore • Raffaello Cortina (2024)

Sembra che le prime esperienze cliniche portino con sé un importante carico di emozioni ed aspettative relative al fare del proprio meglio con i pazienti. Hanno le sembianze del desiderio, ma anche del dovere - alle volte, del dover dimostrare (ai pazienti, colleghi, formatori e supervisori, a se stessi..) una certa capacità, competenza, sensibilità. Questo vissuto non è ad esclusivo appannaggio del giovane terapeuta ma è possibile che l’inesperienza possa incrementarlo in modo significativo. Qui allora la vergogna dei possibili errori, sviste, imprecisioni, dimenticanze si fa viva e terribile - pertanto richiede delle soluzioni per tenerla a bada che hanno spesso la forma del tecnicismo. Tutto questo non permette però un autentico incontro con il paziente e il processo terapeutico ne risente.

In questo libro Gianpaolo Salvatore definisce la vergogna come l’emozione che connota l’esperienza traumatica infantile della mancata sintonizzazione intersoggettiva - quella di non essere nella mente dell’altro, situazione che rimanda al bambino l’esistenza di una propria difettosità che spiega e giustifica l’assenza dello sguardo altrui sul proprio Sé. È un nucleo traumatico dissociato comune tanto al paziente quanto al terapeuta e spesso, in seduta, quello di uno elicita e fa emergere quello dell’altro, incontrandosi sotto forma di enactment.

Eppure, esplorare i tortuosi cunicoli che la vergogna scava in noi ci avvicinerà in modo unico a comprendere quelli del paziente.

Accogliere e pensare il nucleo di sofferenza del paziente passa quindi, prima di tutto, dall’ascolto e dall’accettazione da parte del terapeuta del proprio. Secondo l’autore questo può essere facilitato nello spazio di supervisione: la matrice intersoggettiva co-costruita tra supervisore e supervisionato, nella quale il trauma del terapeuta viene riconosciuto e regolato, facilita la costruzione di una matrice intersoggettiva analoga (nelle funzioni) entro la stanza di analisi col proprio paziente.

WhatsAppEmail