La ferita del terapeuta
Come la vergogna entra nella stanza d'analisi

Sembra che le prime esperienze cliniche portino con sé un importante carico di emozioni ed aspettative relative al fare del proprio meglio con i pazienti. Hanno le sembianze del desiderio, ma anche del dovere - alle volte, del dover dimostrare (ai pazienti, colleghi, formatori e supervisori, a se stessi..) una certa capacità, competenza, sensibilità. Questo vissuto non è ad esclusivo appannaggio del giovane terapeuta ma è possibile che l’inesperienza possa incrementarlo in modo significativo. Qui allora la vergogna dei possibili errori, sviste, imprecisioni, dimenticanze si fa viva e terribile - pertanto richiede delle soluzioni per tenerla a bada che hanno spesso la forma del tecnicismo. Tutto questo non permette però un autentico incontro con il paziente e il processo terapeutico ne risente.
In questo libro Gianpaolo Salvatore definisce la vergogna come l’emozione che connota l’esperienza traumatica infantile della mancata sintonizzazione intersoggettiva - quella di non essere nella mente dell’altro, situazione che rimanda al bambino l’esistenza di una propria difettosità che spiega e giustifica l’assenza dello sguardo altrui sul proprio Sé. È un nucleo traumatico dissociato comune tanto al paziente quanto al terapeuta e spesso, in seduta, quello di uno elicita e fa emergere quello dell’altro, incontrandosi sotto forma di enactment.
Eppure, esplorare i tortuosi cunicoli che la vergogna scava in noi ci avvicinerà in modo unico a comprendere quelli del paziente.
Accogliere e pensare il nucleo di sofferenza del paziente passa quindi, prima di tutto, dall’ascolto e dall’accettazione da parte del terapeuta del proprio. Secondo l’autore questo può essere facilitato nello spazio di supervisione: la matrice intersoggettiva co-costruita tra supervisore e supervisionato, nella quale il trauma del terapeuta viene riconosciuto e regolato, facilita la costruzione di una matrice intersoggettiva analoga (nelle funzioni) entro la stanza di analisi col proprio paziente.